Un record che la patria delle Olimpiadi si sarebbe volentieri
risparmiato: la crisi greca sta per superare quella Argentina, per
gravità, con un pil che è crollato del 16% dal 2008, anno
dell'esplosione della crisi internazionale. La Grecia sta per diventare
un caso senza precedenti, nella storia moderna. Ma girando per Atene,
parlando con le persone, ci si accorge che dietro alle percentuali e ai
negoziati con la troika c'è la vita delle persone. Che arrancano come
non mai. La gente, appena chiedi "come va con questa crisi?", ti getta
addosso tutta la rabbia e la paura per il futuro. Alcuni dipendenti
pubblici raccontano di aver visto i propri salari dimezzati mentre
quelli minimi del settore privato si apprestano a scendere a 600 euro al
mese. L'età per la pensione continua ad allontanarsi.
Alcuni farmaci cominciano a scarseggiare e molte coppie giovani con
figli, si sente ripetere, sono costrette a tornare a vivere con i
genitori. In Argentina, al culmine della crisi, ci furono scontri e la
protesta delle pentole, il 'cacerolazo'. In Grecia, domenica scorsa, c'è
stato quello che molti vedono come "solo un assaggio" di cose future:
battaglie in strada tra dimostranti e polizia, decine di incendi a
palazzi, a banche. Poi c'è l'aspetto visivo di questa crisi. La zona che
da piazza Omonia va verso Psirri, fino a qualche anno fa uno dei
quartieri per eccellenza della frizzante vita notturna ateniese, con
ristoranti, bar e club con musica dal vivo, mostra come poche altre che
cosa sia la crisi ad Atene. Decine di locali hanno chiuso i battenti -
come il Guru Bar, un tempo grande successo della scena locale - e Psirri
viene rapidamente invaso da un crescente numero di negozi di bassissimo
livello, piccoli alimentari gestiti da immigrati cingalesi, o negozi di
import-export cinesi. I residenti storici fanno la corsa ad andarsene.
Gli alberghi, grandi e piccoli, chiudono uno dopo l'altro. Moltissimi
palazzi sono vuoti, coperti di graffiti, in rovina. Ci sono calcinacci
ovunque e pochissimi esercizi tradizionali ancora aperti. Christina,
giornalista greca, si guarda intorno e dice: "Qualche anno fa avevo
pensato di prendere casa qua. Pensavo, è un posto vivo, la sera posso
uscire senza problemi.
Meno male che non l'ho fatto. Guarda che desolazione". Tono diverso
ma sostanza identica nell'elegante area di Kolonaki. Tantissimi i negozi
chiusi, con le scritte 'Enoikiazetai' (si affitta) o 'Polietai' (si
vende). Gli sconti, nelle vetrine di quelli aperti sono del 50-70%, ma
dentro c'è pochissima gente comunque. In giro ci sempre sono grosse auto
e signore ingioiellate. Ma quasi ad ogni passo, sulla centrale via
Patriarkou Ioakim, qualcuno ti chiede l'elemosina, tra una banca e una
boutique. Gli esperti sembrano concordare: se continuerà la recessione,
ormai giunta al quinto anno, la crisi ellenica supererà anche quella
Argentina. Il pil greco è diminuito del 6,8% nel 2011, con un crollo del
16% rispetto a prima dell'inizio della crisi internazionale, nel 2008.
La disoccupazione ha sforato il 20%, dal 7,7% che era nel 2008. Il
default argentino del 2001 fece precipitare il Pil di Buenos Aires del
20%, e nel caso della Lettonia la crisi del 2008 ha tagliato il prodotto
interno lordo del 24%. Ma con le nuove misure di austerità varate in
cambio dell'aiuto da 130 miliardi per evitare il collasso economico, per
molti analisti la Grecia si avvia a raggiungere quei tristi traguardi
ed anche a superarli, prevedono molti analisti ipotizzando un calo del
Pil anche del 30%. Cifra insostenibile, sia a Psirri, sia a Kolonaki.
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